Cenni storici
 
 
Ricamo
Nell’arte contemporanea moltissima attenzione viene dedicata alle opere realizzate con l’uso di strumenti e materiali antichissimi: ago e filo.

La realizzazione di un disegno ornamentale con fili di vario genere, cotone, oro, lana fili di seta e altri materiali diversi a uno o più capi , anche di diverso colore, su un qualsiasi tessuto, utilizzando un ago viene definito ricamo.

I ricami hanno una lunga storia ed interessanti sono state le evoluzioni, non solo nelle tecniche e nei materiali, ma soprattutto nelle qualità espressive nei significati artistici e nelle valenze simboliche dal Medioevo fino ad oggi.

Le origini del ricamo si perdono nell’antichità ed ebbero inizio quando alcune donne delle caverne scoprirono che delle pelli potevano essere allacciate in maniera regolare ad altre striscioline di pelle.

Con il progresso degli Uomini anche il ricamo progredì. Furono così creati gli aghi, naturalmente in maniera molto rudimentale, erano infatti fatti di spine, lische, osso, bronzo ecc…

I fili utilizzati, originariamente, erano sottili e piuttosto fragili.

Nei primi ricami i fili erano attorcigliati con lana (di animali che potevano essere tosati), erano di lino (dopo una lunga trasformazione delle piante di lino), di cotone (solo dopo il 3000 a. C.), e di seta (proveniente dalla Cina all’incirca il 1200 a.C.).

Lino e lana ebbero larga diffusione nell’uso di ricami a fili contati nei secoli antecedente il I secolo, invece la seta fu raramente usata, dato gli alti costi, perchè solo le persone molto facoltose potevano permettersene l’uso.

Il punto “gobelin” e il punto “croce”, con le sue varianti, venivano usati dagli egiziani per abbellire i sepolcri e gli ornamenti dei sacerdoti.

Pare che fossero gli egiziani, già prima del II secolo a. C., a lavorare gli asciugamani di lino con lunghi cappi di fili di trama.

I greci e i romani erano famosi per i loro lavori a fili contati su bande cucite su abbigliamenti di casa.

In Europa l’importanza del ricamo crebbe di pari passo con la cristianità infatti la decorazione dei monasteri e dei conventi trasformò il ricamo quasi in una scienza.

Nell’Italia medievale diversi tipi di ricamo si svilupparono in alcune regioni come le “sfilature” della Sicilia e il “ricamo in bianco” e ad “intaglio fiorentino”:

I vari tipi di ricamo, tutt’ora in uso, si possono raggruppare secondo il materiale usato o la tecnica di esecuzione. I principali sono: il “ricamo in bianco”, eseguito con fili in bianco oppure colorati ma sempre destinato alla biancheria di casa o personale; il “ricamo su seta e velluto”, usato per decorare abiti e paramenti tutto eseguito a telaio con fili di seta e d’oro; il “ricamo su tela”, eseguito su fili contati oppure su tela disegnata che resta visibile tra le parti ricamate; il “ricamo in oro”, molto sfarzoso è usato per abiti. baldacchini, paramenti ed altro; il “ricamo a riporto”, si ottiene applicando su un fondo di stoffa ritagli di altri tessuti formando un determinato disegno; il “ricamo ad arazzo”, uno dei più antichi, è a fili contati che ricopre interamente il fondo.

Anche piccoli oggetti legati alla realtà quotidiana, frutto di artigianato e folklore con la genuina espressione artistica, possono raccontare con straordinaria ricchezza episodi che aiutano a comprendere il gusto, le abitudini e il carattere dei popoli.

Il filo intreccia la storia e trasmette i legami. Da madre a figlia.

La tradizione continua, perché essa è viva nell'animo di Angela.

In lei, una tecnica antica come il tombolo, trova caratterizzazioni di particolare bellezza, arricchendosi con personale stile e creatività tali da diventare unica.

Angela ha doti che le permettono di appropriarsi del filo e delle antiche tecniche, rielaborando con fantasia e originalità motivi tradizionali in una applicazione contemporanea del gusto e delle idee.

La ricchezza e la qualità delle sue creazioni nascono dall’armonioso dispiegarsi e intrecciarsi di fili che prendono forma in un luogo ideale, che è memoria, rifugio, spazio dove il ritmo della vita è rallentato e induce a riflettere ed anche a sognare.

Il filo è per Angela scrittura, segno del proprio animo creativo, che traccia con ricercata maestria sulle cose, sugli oggetti più comuni, su una semplice sfera di cristallo, un candeliere, una scatola..., dissolvendoli dal loro solito ed anonimo aspetto e riproponendoli come creazioni di raffinata arte applicata.

 
 
Filet
Il filet è una trina ad ago detta anche filet “brodè” (rete ricamata), filet “d’art”, filet “italien” (perché creata in Sardegna).

Il termine “filet” è anche usato per indicare il “modano”, tecnica antica d’intreccio a rete annodata come quella dei pescatori. Il “modano” prende il nome dal legnetto usato per tessere la rete di fondo, a maglie quadrate o romboidali, su cui si esegue il ricamo ad ago, a punto tela o a punto stuoia. 

La tecnica del “filet”, largamente diffusa in Francia a partire dalla fine del sec. XVII, ebbe il suo periodo aureo nel Cinquecento per poi un grande ritorno nell’ultimo Ottocento e nel primo Novecento.

La lavorazione è eseguita in due fasi: preparato il fondo a maglie di rete, unite fra loro con nodini, lo si monta sul telaio e lo si ricama con punti di vario tipo per ottenere motivi ornamentali geometrici, floreali o anche figurati.

Il “filet” è stato ed è  usato specialmente per ornare biancheria da casa, copriletti, tende e similari.

 
 
Uncinetto
La tecnica “dell’Uncinetto” ha origini antichissime. Chi già conosce questa tecnica apprezza sicuramente il potere di distensione che hanno i lavori realizzati e sa che essi esercitano il gusto e la fantasia permettendo di confezionare  “Pezzi Unici”.

La tecnica è così chiamata per il piccolo arnese, in acciaio, osso, bronzo, oro e madreperla, di forma cilindrico-allungata terminante con un uncino con cui si eseguono maglie che si concatenano tra loro.

Il lavoro all’uncinetto è nato dalle tecniche preistoriche d’intreccio delle reti da pesca, ma è poi difficile seguirne lo sviluppo per mancanza di reperti. Il procedimento si basa sull’intreccio delle maglie ottenuto appunto con l’uncinetto; le due maglie base sono il punto alto e il punto basso, le cui diverse combinazioni danno origine a una grande varietà di lavorazioni, dalle più semplici alle più elaborate.

Con l’uncinetto si confezionano indumenti, complementi d’arredo, pezzi da corredo.

 
 
Chiacchierino
Il “chiacchierino” ha origini remote, se ne è trovata traccia persino in una tomba egiziana.

E lì, nel nord Africa, era chiamato makouk, cioè spoletta, lo strumento utilizzato per realizzarlo. In Italia dovrebbe chiamarsi occhi, per forma ad anelli, invece si è preferito tradurre il termine inglese tatting, che significa parlare fitto fitto, cioè chiacchierare come fanno le ricamatrici quando sono intorno ad un banchetto di lavoro.

 

         (da Tempo Libero)

 
 
Tombolo
Il merletto a fuselli sembra che derivi dalla tecnica di tessitura della passamaneria. Infatti, bordure, passamanerie e nastri venivano tessuti sui cuscini. I fili che si incrociavano erano fissati con gli spilli e venivano arrotolati su pesi di piombo, osso o legno.

Il passaggio da questo tipo di tessitura ai fuselli, oggi in uso, avvenne probabilmente nei primi anni del XVI secolo partendo dalle Fiandre espandendosi in tutta Europa. Stelle, rosoni e quadrati furono i primi modelli utilizzate dalle merlettaie.

Alla fine del XVI secolo la lavorazione si estese nei conventi, negli orfanotrofi e in piccoli laboratori familiari dove vennero prodotti notevoli quantità di merletto. Inoltre si realizzarono gorgiere semplici a una o due balze, mantelli e applicazioni utilizzate per l’arredamento. In quest’epoca si usarono fili di seta colorata e fili d’oro.

Durante tutto il XVII secolo, il merletto, subì dei cambiamenti importanti. Il punto Venezia, con bordi lavorati in rilievo, dominò inizialmente il mercato. Più tardi si sviluppò il Point de France. In questa epoca anche gli uomini, più delle donne, abbellivano con i merletti le armature e il risvolto degli stivali.

Nel XVIII secolo avvenne un’ulteriore modificazione: comparvero i merletti di Bruxelles, di Binche, di Vallencienne e fiamminghi. Gli uomini semplificarono il loro abbigliamento mentre le donne amavano ancora adornarsi  con mantelline e volant in merletto.

Verso la fine del secolo la moda cambiò e la richiesta diminuì.

La produzione in quantità ridotta diede prestigio ai paesi in cui aveva avuto origine il merletto (Bruxelles, Binche, Valenciennes, Malines).

Dalla seconda metà  del secolo scorso, in Francia, si iniziò a produrre il tulle meccanicamente. Con questa diversa lavorazione nacque un nuovo utilizzo: quello per le applicazioni. I pizzi realizzati manualmente a fuselli o ad ago vennero applicati sul bordo del tulle meccanico per impreziosirlo. I merletti, eseguiti meccanicamente, divennero sempre più precisi e complessi nel disegno tanto da velocizzare la produzione a discapito della qualità.

Oggi si può affermare che il merletto a mano è una vera e propria “Arte” che viene mantenuta viva in ristrette zone d’Europa ed in Italia, soprattutto, nelle regioni della Lombardia, Toscana ed Abruzzo.

 
 
Rinascimento
La trina “Rinascimento” ebbe grande successo in Italia e in Francia nel 1500 e nel 1600per poi quasi scomparire, nel 1700.

Alla fine dell’800 tornò in voga e da allora questa trina viene considerata una raffinatezza, impiegata specialmente per la decorazione di biancheria da tavola e da letto piuttosto ricercata.

La trina Rinascimento consiste nell’applicazione dell’apposita spighetta di cotone o di lino sul tessuto e nella decorazione della stessa con punti ad ago formanti barrette o retini più svariati.

 
 
 
Recensioni
   
   

Mesagne (BR) - 03/07/2004 - 08/07/2004

Mostra "I ricordi del cassetto"

           L’arte del merletto, intreccio di fili che creano armonie di fregi, fiori, losanghe ed aniconici disegni, ha origini antiche e si è tramandata, come tecnica e come esperienza, fino alla soglie del nostro secolo attraverso successive generazioni di donne che l’hanno gelosamente coltivata ed insegnata.

         Sono poche, ormai, le depositarie di quest'arte e, generalmente, tutte molto avanti negli anni. Pochissime le giovani donne che hanno scelto di riprendere e di trasmettere la tecnica dell’ago e del fusello. Tra queste si colloca Angela, che rivisita temi e modelli antichi, fantasie di fiori e festoncini che costituivano gli antichi pizzi frutto della nostra più genuina tradizione, adattandoli non solo a lenzuola, tovaglie e centrotavola, per i quali erano nati, ma anche ad oggetti di moderno uso comune, come segnalibri, paralumi, delicate sfere di vetro soffiato che l’ornato carica di ulteriori suggestioni. Un mondo antico che riprende vita sotto il gioco delle abili dita di chi non ha saputo sottrarsi al fascino della tradizione, coniugando i disegni codificati dai corredi e dai modellari alle innovazioni, di decori e di forme suggerite da un gusto moderno e raffinato.

Prof.ssa Anna Maria Tripputi

Docente di Storia delle Tradizioni Popolari

Università degli Studi di BARI

     
     

Mesagne (BR) - 23/12/2004 - 06/01/2005

Mostra "Sotto l'albero"

  Il filo intreccia la storia e trasmette i legami. Da madre a figlia.

La tradizione continua, perché essa è viva nell'animo di Angela.

In lei, una tecnica antica come il tombolo, trova caratterizzazioni di particolare bellezza, arricchendosi con personale stile e creatività tali da diventare unica.

Angela ha doti che le permettono di appropriarsi del filo e delle antiche tecniche, rielaborando con fantasia e originalità motivi tradizionali in una applicazione contemporanea del gusto e delle idee.

La ricchezza e la qualità delle sue creazioni nascono dall’armonioso dispiegarsi e intrecciarsi di fili che prendono forma in un luogo ideale, che è memoria, rifugio, spazio dove il ritmo della vita è rallentato e induce a riflettere ed anche a sognare.

Il filo è per Angela scrittura, segno del proprio animo creativo, che traccia con ricercata maestria sulle cose, sugli oggetti più comuni, su una semplice sfera di cristallo, un candeliere, una scatola..., dissolvendoli dal loro solito ed anonimo aspetto e riproponendoli come creazioni di raffinata arte applicata.

Prof.ssa Rita Fasano

Coordinatore Artistico di Mesagne

     
     

Biografia

     
     
 

Angela Olive è nata a Fasano (BR) dove vive.

Per hobby comincia da bambina a ricamare. Negli anni successivi ha continuato ad arricchire le proprie conoscenze e ad affinare le proprie capacità frequentando corsi di specializzazione.

Si dedica, in maniera particolare, alla realizzazione di pezzi d’arredo e corredi con la realizzazione di trine a chiacchierino, rinascimento, tombolo, uncinetto e ricamo in genere.

Sue opere sono presenti in numerose collezioni private.

PARTECIPAZIONI:

 

Luglio 2004:      I Ricordi del Cassetto. Mostra di capi antichi di corredo – Mesagne

Dicembre 2004:  Sotto l’albero…ricami, pizzi ed altri piccoli tesori della creatività manuale -  Mesagne